Cari ergastolani,
l’Associazione Pantagruel in data 14/12/07, ci ha chiesto di cessare lo sciopero della fame, cosa che abbiamo subito fatto, sarà la stessa associazione a scrivere ad ogni ergastolano che ha aderito allo sciopero per documentarlo con i risultati ottenuti.
Nella nostra lotta ci sono state luci ed ombre ma non dimentichiamo che prima c’era solo il buio.
Non ci hanno tradito (deluso) i mass media o i politici, piuttosto ci hanno deluso e tradito la fame e il freddo e crediamo che per il futuro sarà il caso di trovare altre forme di lotta che non sia lo sciopero della fame (si accettano consigli e proposte).
E’ di questi giorni la lotta dei camionisti contro il governo, impariamo da loro: gli ergastolani devono imparare a lottare con tutte le loro forze.
L’ergastolano può perdere la speranza di uscire ma non dovrebbe mai perdere la speranza di lottare.
L’ergastolano se continua a ragionare da prigioniero morirà prigioniero.
Non possiamo continuare ad avere gli occhi chiusi dobbiamo aprirli se vogliamo tentare di vedere l’orizzonte.
La vita dell’ergastolano è una schiavitù di tutti i giorni della settimana, di tutte le settimane dell’anno e di tutti gli anni della nostra vita.
Per uscire non si può sperare su l’educatore, su l’insegnante, sul magistrato di sorveglianza, sul direttore del carcere, sul politico, sui mass media, sulla fortuna, sul caso, ma bisogna contare solo sugli ergastolani: su di noi e sui nostri familiari.
Qualcuno ha detto:
- Abbiamo perso un’occasione, la più bella occasione che sia mai capitata ad un ergastolano da tanti anni a questa parte.
La maggioranza degli ergastolani non crede che sia così perché solo rimanendo vivi si può continuare a combattere: ci rifaremo nella prossima lotta.
In tutti i casi non piangiamoci addosso ma passiamo subito all’attacco.
L’ergastolano non può uscire da solo, per uscire ha bisogno di altri ergastolani: organizziamoci meglio.
All’esterno si sta costituendo un Coordinamento nazionale Mai dire mai e chiederemo che sia presidente onorario Alessandro Margara; sarà pubblicato un bollettino che faccia circolare le idee e iniziative; saranno inoltrate proposte d’incostituzionalità dell’ergastolo alla Corte Costituzionale; a febbraio si effettuerà un convegno nazionale con probabile presenza di ergastolani ed altro ancora.
Organizziamo in tutti i carceri un gruppo autogestito che coordini tutte le iniziative degli ergastolani di ogni istituto che saranno diffuse dall’Associazione Pantagruel disposta a farci da segreteria esterna.
La nascita di ogni gruppo va segnalata all’Associazione Pantagruel per coordinarci, dare e ricevere notizie.
Già gli ergastolani di Spoleto consapevoli che dovranno morire in carcere: la pena dell’ergastolo poiché non è determinabile a priori è stabilita fino alla morte del reo (V. Cass., sez. I, 4 marzo 1993, n. 241) propongono di continuare comunque e sempre a lottare.
Chi si arrende è perduto.
Gli ergastolani in lotta di Spoleto
14/12/07
http://www..rma-azione../spoleto_lettera_degli_ergastolani_sulla_cessazione_dello_sciopero_della_fame
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Rovereto - Sulla manifestazione di Vicenza del 15/12/07
A PROPOSITO DELLA MANIFESTAZIONE DI VICENZA
L'obiettivo della lotta di Vicenza è senza dubbio uno dei più importanti che ci siano in questo momento. Impedire la costruzione della più grande base militare USA in Europa avrebbe un'enorme ricaduta sull'antimilitarismo in Italia e non solo. Per questo pensiamo che la battaglia No Dal Molin non debba essere lasciata al riformismo e ai giochi politici. Spostare – come sta avvenendo – la lotta dalla strada ai tavoli istituzionali con la richiesta di una moratoria ci sembra inaccettabile. Primo, perché in tal modo non si fermerà nessuna base; secondo, perché legittimando ancora come interlocutori i parlamentari della "sinistra critica" si aprono loro le porte del recupero istituzionale. Dopo aver votato tutte le operazioni militari, dopo aver detto "Sì" a tutte le nocività (TAV, rigassificatori, inceneritori, ecc.), dopo aver accettato quell'insieme di leggi razziali che chiamano "pacchetto sicurezza", ora costoro promettono, pur di non sparire, la sospensione dei lavori al Dal Molin. Invece di allontanarli dalla lotta, è a loro che ci si rivolge. A febbraio, infatti, c'era stato l'appello a non portare al corteo le bandiere di partito. Ora no. Se chiedi qualcosa, non sei certo nella posizione di rivendicare un'intransigente autonomia.
Il corteo del 15 dicembre è stato indicativo. Un giretto in centro e tutti a casa. Eppure l'invito suonava chiaro: "Se non ora, quando?". Per noi quel motto esprime l'urgenza etica di chi, di fronte alla guerra e alle sue basi, non accetta né compromessi né rinvii. Se invece si tratta di fare una nuova passeggiata, di mostrare i numeri per farli pesare sulla bilancia della politica parlamentare, allora va bene anche… domani o dopodomani.
Quando il capo dello Stato dichiara che si possono organizzare tutte le manifestazioni del mondo, tanto la base si farà, essere in quarantamila o in centomila non cambia la sostanza. Inoltre, andando avanti così, in piazza ci si troverà sempre in meno (sabato c'era un terzo delle persone che c'erano il 17 febbraio). Per questo ci siamo trovati a Vicenza assieme a qualche centinaio di compagni e a tanti insoddisfatti sparsi per dire veramente "Se non ora, quando?". In tanti abbiamo fatto l'unico tentativo che ci sembrava giusto e sensato fare durante il corteo: provare ad andare verso l'aeroporto Dal Molin per occuparlo in massa.
Un tentativo difficile, sia per questioni organizzative, sia per il contesto, ma che ha voluto portare un contributo teorico e pratico di lotta. Si è proposto di deviare la manifestazione distribuendo migliaia di volantini. Alcune centinaia di persone erano favorevoli. Gli ostacoli non sono certo mancati. Chi si era preso l'impegno di fare un appello dal furgone alla fine, su pressioni politiche, si è tirato indietro. La posizione nel corteo ci ha tagliati fuori da tanti manifestanti.
Inutile sottolineare il ruolo dei Disobbedienti: fin dal concentramento, un loro esponente di spicco minacciava un compagno di sprangare chiunque avesse anche solo volantinato una proposta di deviazione del corteo; hanno poi schierato un servizio d'ordine al fatidico bivio, urlando che chi deviava era un nemico della lotta No Dal Molin. Dal canto nostro, avevamo concordato che se non ci fosse stata una significativa partecipazione vicentina, non avremmo proseguito da soli. Così è stato. Siamo convinti che quel tentativo (sui cui limiti pratici – e non solo – occorrerà riflettere collettivamente) andasse fatto. E diverse persone, anche di Vicenza, ce lo hanno confermato in questi giorni. Che abbia dato fastidio è testimoniato dal silenzio con cui è stato nascosto. Ufficialmente, nessuno al corteo di sabato ha cercato di andare verso l'aeroporto…
La percezione che non si possa continuare con cortei pacificati o con pratiche concordate con la polizia è diffusa. Per il momento, evidentemente, ci sono parecchie debolezze. Ma i nodi arriveranno al pettine quando dovranno cominciare davvero i lavori della base. Lì si vedrà chi vuole battersi veramente e chi al conflitto reale preferisce la sua rappresentazione mediatica e politica.
Un'ultima precisazione. Non siamo contrari per principio alle manifestazione tranquille. Ne abbiamo organizzate anche noi. Ciò che non accettiamo è che si svendano le lotte insabbiandole sul terreno della politica istituzionale. Anche in Val Susa ci sono stati tanti cortei tranquilli e nessuno ha mai forzato la mano perché si percepiva che era una lotta reale di cui era importante rispettare i vari passaggi. Ma quarantamila persone non possono essere trasformate in soldatini da attirare con slogan di lotta e farli poi sfilare per una moratoria…
Il No alla guerra e alle sue basi è un No assoluto. Occorre esserne all'altezza.
compagni di Rovereto
P.S. Questo è solo un nostro contributo. Ci sembra molto importante che gli altri compagni che si sono trovati d'accordo con quella parte di corteo si esprimano al riguardo.
http://www..rma-azione../da_rovereto_sulla_manifestazione_di_vicenza_del_15_12_07
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Varese - Alcune impressioni sulla manifestazione di Vicenza del 15 dicembre
fonte http://bloggo.oziosi.org/inforiot
Sabato 15 dicembre ero a Vicenza, per dare il mio contributo alla lotta popolare di opposizione all'ennessimo progetto di morte e di sacrificio in nome del capitale e del suo rinnovamento continuo. Sono contro la base militare, o meglio contro tutte le basi e gli eserciti. Sono contro la guerra e la società che la crea, che la regola, che la spaccia per ciò che non è (una tragica necessità di cui limitare i danni) e che la gestisce per ciò che è: uno dei volti della programmazione dell'economia da parte dello stato.
A differenza del corteo del 17 febbraio la partecipazione è stata, seppur notevole, più scarsa. Si è infatti trattato di un corteo organizzato "autonomamente" dal movimento, senza l'ampia partecipazione degli sciacalli della sinistra, sempre buoni a scendere in piazza per controllare le lotte e recuperarne le rivendicazioni, per poi votare finanziarie di guerra ed assecondare totalmente i progetti guerrafondai della borghesia. A parte l'influenza comunque forte della politica istituzionale sul movimento e sull'organizzazione "autonoma" della manifestazione, c'è stata un'altra differenza: questo corteo era molto più "statico", organizzato in minuscoli spezzoni di rappresentatività, sezionato da servizi d'ordine in miniatura, armati di stuzzicadenti, ideologia, autoreferenzialità. Il corteo di febbraio era invece mescolato, confuso: insomma un gran casino di cattolici pacifisti, studenti comunisti, anarchici, centri sociali, cittadini di sinistra entusiasti per una presunta scintilla di rinascita etica della popolazione.
A mio parere, la sola differenza numerica, seppur notevole, non giustifica un tale scarto nella "geografia" del corteo:
- Intanto c'è da considerare che i partiti hanno ormai da tempo dato l'aut-aut ai propri militanti di base, risulatati alla manifestazione di febbraio poco controllabili e un po' troppo sinceramente interessati alla questione. Il messaggio è stato chiaro: lasciar perdere la lotta di Vicenza (la base si fa, punto e basta, altrimenti, cade il governo, bla bla...).
- Ma soprattutto in questi mesi sono andati scemando la speranza, il desiderio di ribellione e di riscatto per le insoddisfazioni e le miserie delle lotte e delle vite. Più brutalmente possiamo dire che una carnevalata (promossa dopo l'approvazione della finanziara di guerra), per sostenere una inutile moratoria, valeva a malapena le 60000 persone che ha portate in piazza, figuriamoci poi se dovevano essere pure entusiasti... infatti ognuno si è chiuso nella propria ideologia o micro-organizzazione gruppettara (partitica, anarchica, socialista...), per una partecipazione ideologicamente doverosa alla parata mediatica nazionale.
La "questione Vicenza" è diventata un ingombrante specchio delle difficoltà generali nel rendersi autonomi dai partiti e dai loro luogotenenti nel movimento (e nel presidio permanente).
Tuttavia, ci sono da riscontrare almeno due fatti positivi ed importanti, oltre alla consistenza numerica
1) Verso la fine del corteo un nutrito gruppo di manifestanti contesta rumorosamente, al grido di Rifondazione: collaborazionista!, uno spezzone del corteo con numerose bandiere di PRC. I servi della sinistra borghese italiana inizialmente fanno blocco ed insistono nello sventolare le loro bandiere, ma di fronte alla determinazione dei compagni decidono di ritirarle, non dopo essersi prodigati in argute asserzioni in difesa della loro presenza al corteo, del tipo: Ma andate a lavorare!. Una nota che non sorprende: per buona parte del tempo in cui i due gruppi si "fronteggiano", alcuni dalla parte di Rifondazione innalzano macchine fotografiche (volontari "media-ttivisti", delatori "in-volontari"...)
2) Un gruppo di qualche centinaio di compagni verso metà corteo tenta una deviazione per raggiungere l'aeroporto, invitando tutti a partecipare e a disertare una manifestazione che sembra più che altro una sagra di paese. Tra cordoni (e minacce) dei disobbedienti, alcuni "compagni" che si erano presi impegni specifici e si sono defilati all'ultimo momento ed evidenti difficoltà organizzative, il gruppo rimane tagliato fuori dal corteo ed il tentativo fallisce.
È sicuramente necessario ragionare sulle carenze ed i limiti di questo tentativo.
Allo stesso tempo è necessario, nelle forme più disparate a seconda delle situazioni, continuiare, insistere, lottare per proporre un percorso di lotta che apra uno spiraglio di speranza verso un movimento autonomo, verso una pratica autogestionaria che faccia piazza pulita di sciacalli, dirigenti e leaders.
Cosciente di quanto questo mio intervento affronti soltanto alcuni aspetti della questione, in modo forse confuso, invito altri compagni ad esprimersi a proposito della manifestazione di Vicenza, nei luoghi e modi che ritengono opportuni; inoltre sottoscrivo pienamente l'analisi proposta dai compagni di Rovereto nell'intervento che riporto in seguito.
Varese, 19/12/2007
Un disertore.
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http://www..rma-azione../brevi_considerazioni_su_vicenza
Brevi considerazioni su Vicenza
Scrivo queste brevi considerazioni per cercare di fare un po' il punto della situazione, lo stato delle cose prima della pausa natalizia.
SUL CORTEO
Per me ha veramente poca importanza stare a fare la conta di quanti eravamo; ha più importanza in questo caso guardare alla qualità politica espressa, ai suoi significati ed ai suoi divenire.
Siamo stati meno di febbraio, la metà credo, e nonostante questo è stato un corteo molto partecipato di decine di migliaia di persone; la maggioranza dei partecipanti mi è parsa più territoriale che movimentista nazionale.
Questo per dire che il lavorio dei comitati sul territorio circostante ( veneto in generale) qualcosa deve aver smosso.
Trattandosi però di un corteo lungamente lanciato come europeo i risultati sono stati inferiori alle aspettative.
Le motivazioni da questo punto di vista vanno ricercate sulle sponde aride di movimento ma di questo parlerò dopo.
e' stato un corteo largamente "pacificato e rincoglionito" per usare l'espressione di un compagno che ho colto su una lista. Più o meno una fotocopia più piccola del corteo di febbraio scorso, con la variante che quel corteo era montato su una campagna pubblicitaria terroristica che aveva spinto molti a schierarsi mentre questo è passato quasi sotto silenzio.
(ho notato molto sdegno rispetto al silenzio dei media, che non mi stupisce, mentre mi sorprende invece dopo così tanto tempo ancora lo stupore stupido di molti compagni su questi fatti - questo è un argomento su cui si potrebbe discutere)
Un corteo molto simile a tutte le sfilate pacifiste che ci hanno asfissiato negli ultimi 5 anni con i loro luoghi comuni: la democrazia dal basso, la parola alla gente, i colori , la musica, yankee go home, un mondo diverso, don gallo e dario fo.
Non si può fare di questo una colpa ai vicentini anche se l'occasione avrebbe dovuto far riflettere qualcuno che una tale massa d'urto non si presenta tutti i giorni. Far girare in tondo la città per la seconda volta in 10 mesi a decine di migliaia di persone senza che nulla accadesse dimostra una scarsa propensione a comprendere il mondo reale in cui si è immersi (il presidente della repubblica 2 gg prima aveva detto prono agli americani che la base si fa e il governo di centro-sx in tutti questi mesi ha sempre detto la stessa cosa)
Non comprendere che una lotta territoriale, seppur sostenuta da un livello di mobilitazione semipermanente, ha bisogno di apici radicali di massa è un errore, se poi si persevera nell'errore diventa difficile che nel futuro prossimo molti abbiano voglia di tornare a Vicenza.
Dico questo perchè in maniera evidente questo corteo è stata un'occasione mancata e per questo mi sento di difendere (e compartecipe) di tutti quei compagni che hanno tentato di dare un senso differente alla giornata.
Il tentativo di deviare il corteo per raggiungere la base è stata una ottima idea.
Un tentativo molto più razionale rispetto al corteo bovino e irrazionale cui stavamo partecipando.
Un tentativo che voleva essere partecipato e non ristretto alla logica militante di poche centinaia. (e infatti ha desistito dai suo intenti)
un tentativo che ha scontato tutti i limiti di comunicazione, della sua proposta minoritaria e che non è riuscito a essere coinvolgente per tutti coloro che, forse, sarebbero stati disponibili ad osare senza per questo sentirsi carne da macello.
Un tentativo che dovrebbe fare riflettere sul fatto che le buone idee andrebbero supportate, costruite e promosse (anche criticamente verso certe forme identitarie) piuttosto che continuare ad accodarsi accidiosi o scoglionati a sfilate fuori tempo massimo.
un tentativo infine potenzialmente diverso da altre recenti messe in scena antagoniste (tipo 9 giugno a roma), che ha portato alcuni compagni ad autorganizzarsi .
Autorganizzarsi è una scelta giusta . Costruire relazioni ampie intorno a questa ipotesi è una scelta necessaria.
SUL MOVIMENTO
Quando qualche mese fa parlavo di un bi-partito di movimento mi sbagliavo.
Sopravvalutavo le aree che ancora sopravvivono dagli anni 90.
I disobba hanno dimostrato tutta la lora evanescenza politica nazionale.
Biopolitiche moltitudinarie contro la governance , autonomie in eccedenza, treni ribelli no war..........per poi essere gli stessi di sempre ovvero i tristi epigoni degli autonomi veneti 70/80 (almeno quelli nel loro trip desiderio/egemonico rompevano le uova nel paniere se così si può dire)
Hanno lanciato una 3 gg europea che ha visto pochi europei presenti a parte gli intellettuali convogliati alla bisogna per i dibattiti.
hanno per mesi (e non solo loro) straparlato di movimenti, territori, liberazioni, moltitudini, per poi sostanzialmente contarsi tra di loro e, a cazzo duro, non hanno trovato niente di meglio da fare che andare a minacciare chi non aveva la loro stessa idea.
sottratti alla dimensione spettacolare dello scontro simulato hanno dovuto assumersi la loro vera parte: quella di una guardia giurata in un discount di periferia.
anche i compagni dell"area antagonista" sono stati assai evanescenti.
Confusi tra i no-tav (pochi) hanno preferito mantenere un profilo assai basso forse frutto di accordi tra i supposti dirigenti.
Brutta figura comunque per chi ha spinto molto sul profilo delle lotte territoriali come punto di ripartenza per un ipotesi nazionale.
I sindacati di base sono stati pura, sottilissima, cornice; così come gli anarchici "centristi".
Gli M-L sono stati gli stessi di sempre: presenti in discreto numero, inossidabimente monolitici e noiosi.
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Ci tolgono gli spazi, gli spazi si riprendono.
Ci chiamano terroristi, ma terroristi sono loro. Il 29 novembre due spazi occupati sono stati chiusi dalle forze dell'ordine: l'Asilo occupato di via bolognese e Villa Panico di S.salvi.
Perquisiti agitando il fantasma del terrorismo, i compagni sono scesi in piazza con 200 solidali che hanno gridato che i veri criminali siedono sugli scranni dei parlamenti e delle giunte, dietro le scrivanie dei tribunali e delle questure. Oggi ci siamo ripresi un pezzo di ciò che ci hanno tolto, uno spazio dove sperimentare la condivisione e l'autogestione, dove alimentare la resistenza a questa società onnivora e assassina. Le mura di s.salvi sono state rioccupate, ma soprattutto è stato riaffermato un modo di essere ostile a ogni forma di autorità e sfruttamento.
LUNGA VITA A VILLA PANICO, VIVA L'ANARCHIA.
18/12/2007
Villa Panico di s.salvi anarchica, libertaria e di nuovo occupata
P.S. Fin dalle prime ore della rioccupazione di villa panico, la presenza di digos e sbirraglia varia non è mancata, intentando di sfondare le porte già barricate.
Al momento non ci sono altre notizie rispetto a questo intento da parte degli sbirri.
l'invito è a portare solidarietà!
http://www..rma-azione../firenze_villa_panico_rioccupata
Como. Verso Natale. Odio il Natale. Ma Como, a Natale, pare più luminosa e dolce. L’aria è fredda. Ci ho messo un’ora e mezza per trovare parcheggio, ma eccomi qui. Mi carico sulla schiena un sacco di riso cinese da 10 kg e lo getto nel baule della macchina. A volte, per fare affari sicuri, occorre fare fatica. Ho preso anche una birra al negozio cinese. La apro con l’accendino, appoggiandomi alla mia auto. Mi decido a farmi una passeggiata.
Le strade sono piene di gente. Tutte vestite coi cappotti lunghi. Hanno la faccia triste e grosse occhiaie. Incredibilmente, mi sento bella. Bellissima. Cammino nei miei stivaletti alti e neri sulle strade ciottolate, guardando di fronte a me. Il vento, leggero, mi passa sul volto.
Respiro a fondo Como.
Le voci sono sottili e continue. Formiche senz’occhi, solo gambe nere. Bancarelle. Vendono sogni materiali, per chi non ha sogni veri nella testa. Mi guardo attorno. Ci sono le panchine. Ed i barboni sulle panchine. Ripenso ad Angelo. Il mio clochard preferito. È morto appena un mese fa. Per colpa del Comune. Non avevano ancora aperto il dormitorio, quei bastardi. E Bruni, fascista e faccia tosta, ha avuto il coraggio di dire che non era colpa sua, poi ha avuto la sfrontatezza, tipica di un sindaco, di rettificare tutto il giorno dopo, dicendo: “Questo avvenimento sarà un insegnamento per il futuro.” Intanto lui è a casa a scoparsi la moglie ed ad ingurgitare, nella sua cucina termoautonoma spaghetti alle vongole o sushi. Ed Angelo non potrà più salutarmi, bere, dormire sull’asfalto, né sorridere, dicendo, carezzandosi la sua chioma di capelli unti e scuri: “Io c’ho il fascino del brutto, eh!”
Como, sonnambula. Como, puttana. La più laida di tutte le troie.
Le luci si disperdono contro il cielo, alto e profondo. Là sopra, tutto tace. Finisco la birra e mi vien voglia di scrivere. Ma non ho la penna. Né il foglio. Allora inizio a canticchiare, a fischiettare, per strada, mentre passo accanto alle spalle della gente. Una canzone piena di amore. Ma dov’è l’amore? Dentro mi sento calda, ma senza un volto a cui pensare. Ricordo, che l’anno scorso, d’inverno, a Como, avevo un volto dolce da ricordare. Ora nemmeno quello. Mi teneva compagnia, quel volto, mi rassicurava. Era una dolce abitudine. Mi teneva in piedi. Ora, invece, mi sento innamorata, ma senza oggetto d’amore. Mi sento innamorata e basta. Per questo mi sento malinconica. Ma la malinconia mi fa capire che vivo. In mezzo a questa passerella di zombie in giacca, cravatta, camicia e cappotto, io vivo. Sotto le luci intermittenti, io vivo. Accanto al bar che vende “Cioccolata Da Passeggio Bianca o Nera”, io vivo. Incrocio un ragazzo in bicicletta. È alto, moro, ha gli occhi profondissimi. Anche lui sta canticchiando. Ci guardiamo per qualche istante. Mi sento di nuovo innamorata e sbirciata nell’animo. Sorride, timidamente, e passa accanto a me. Aumenta la pedalata, si dirige verso Porta Torre, allarga le braccia.
Anche lui si sente vivo.
13dic07
INVERNO AL CONFINO SQUAT
SABATO 15 DICEMBRE 2007...
RASSEGNA ANTIPSICHIATRICA + CONCERTO
...dalle 21.00 Rassegna antipsichiatrica (incontro e proiezioni sugli orrori della (fanta)scienza psichiatrica): PIETRO (breve testimonianza dall'inferno dell'elettroshock) e PER GRAZIA RICEVUTA di R. Garzia (2004) (memorie dall'ex manicomio S.Maria della Pietà di Roma)...
...a seguire concerto benefit con LOS-KIFO, COSTITUTIONAL HELL, GAMME OVER, guests
DOMENICA 23 DICEMBRE 2007...
CENA ANTINATALIZIA + MONOLOGHI TEATRALI
...dalle 20.30 CENA VEGAN antinatalizia lontani da consumismo e ipocrisie (cena benefit per la cassa contro la repressione)
...a seguire MONOLOGHI ANTICLERICALI di Andrea Trerè
SABATO 12 GENNAIO 2008..
SERATA BENEFIT per GLI ARRESTATI DI BOLOGNA
...serata a sostegno degli anarchici arrestati a Bologna con l'accusa di essersi opposti ad un TSO
...dalle 21.00 cena benefit offerta dal Vascello Vegano
...a seguire Aggiornamenti sulle vicende giudiziarie e sulle condizioni personali degli arrestati
...a seguire poi Concerto con LUCIDA FOLLIA + AGITAZIONE + LETORMENTA + REPULSIONE
DOMENICA 20 GENNAIO 2008..
...dalle 20.30 CENA VEGAN al Confino...spazio ludico & Info-shop aperto
AL CONFINO SQUAT
VIA Prov.le Cervese, 1818
47020 Pontecucco, CESENA (FC)
al_confino@hotmail.com
www.contrastohc.com
Guarda la mappa:
http://www.contrastohc.com/download/img/Map-to-arrive-in-squat.jpg
SAB 15/12 – BENEFIT AL CONFINO SQUAT
SERATA BENEFIT.PROIEZIONE + CONCERTO
.dalle ore 21.00 “Rassegna antipsichiatrica”
Incontro e proiezioni sull’orrore antipsichiatrico:
- PIETRO (breve testimonianza dall’inferno dell’elettroshock)
- PER GRAZIA RICEVUTA di R.Garzia (2004) (memorie dall’ex manicomio S.Maria della Pietà di Roma)
.a seguire Concerto punk/hc.sul palco: COSTITUTIONAL HELL (Cesena),LOS KIFO (Cesena), GAMME OVER (Ravenna) + guest
Ed inoltre.
.brindisi & libagioni con la Taverna dei Briganti osteria vegana, spazio aperto di cultura(contro-) Biblioteca libertaria Info shop del Confino, raccolta libri/riviste/fumetti/poster per la Biblioteca dell’evasione.abbracci & poesia.
Per Info:
Al Confino squat
Via Prov.le Cervese 1818 – 47020 Pontecucco, Cesena (FC)
al_confino@hotmail.com
www.contrastohc.com
Guarda la mappa:
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DOMENICA 23 DICEMBRE AL CONFINO SQUAT
CENA + TEATRO
...lontani dal consumismo e dall'ipocrisia delle festività natalizie..
.dalle 20.30 Cena senza sfruttamento animale (benefit per la cassa contro la repressione)
...a seguire Monologhi anticlericali di Andrea Trerè
....trovi sempre attivi Squatbar birreria & Info-shop spazio di informazione-contro
Al Confino squat Via Prov.le Cervese 1818 - Pontecucco, Cesena (FC)
al_confino@hotmail.com www.contrastohc.com